Informazioni pratiche per la risonanza magnetica

Cosa occorre sapere prima di fare una risonanza magnetica?

La risonanza magnetica è un esame radiologico che può avere una durata compresa tra i 30 minuti e l’ora e che consente, attraverso campi magnetici e onde a radiofrequenza, di osservare in modo accurato e approfondito la parte del corpo da analizzare. Talvolta, può essere necessario iniettare al paziente il cosiddetto liquido di contrasto, il gadolinio, il quale consente di rilevare eventuali lesioni a carico del sistema nervoso centrale. Ogni qualvolta si sia in procinto di effettuare questo tipo di esame, è bene ricordare alcuni importanti suggerimenti.

Il primo, in assoluto, riguarda la rimozione totale di oggetti metallici di ogni tipo: che si tratti, infatti, di gioielli, piercing, occhiali, orologi, protesi dentarie mobili o altro, è fondamentale che il paziente le rimuova per evitare che questi si surriscaldino, si spostino perché attratti dal magnete del macchinario per la risonanza magnetica o impediscano la corretta acquisizione di immagini. Altri oggetti che non è possibile portare con sé all’interno del macchinario sono anche i telefonini e le tessere magnetiche.

Talvolta, poi, può succedere che il personale medico chieda la rimozione del trucco oppure si riservi di valutare se effettuare o meno la risonanza magnetica specialmente in caso di tatuaggi molto estesi che potrebbero causare ustioni (sia i cosmetici che gli inchiostri per i tatuaggi, infatti, contengono sostanze metalliche). Per comodità, poi, prima di una risonanza magnetica è consigliato indossare vestiti comodi e con maniche larghe che possano agevolmente essere alzate laddove si rivelasse necessaria l’iniezione del liquido di contrasto, anche se in alcuni casi, è bene puntualizzare come il personale medico possa richiedere di indossare il camice al posto dei normali indumenti.

Informazioni utili per il medico

Il secondo importante suggerimento da tenere a mente è quello di ricordarsi di informare preventivamente il personale medico, attraverso la compilazione di un apposito questionario consegnato prima di effettuare l’esame, che andrà a eseguire la risonanza magnetica di eventuali situazioni particolari tra cui:

  • stato di gravidanza o allattamento;
  • presenza del dispositivo anticoncezionale intrauterino (spirale) che dopo l’esame dovrà essere controllato e, eventualmente, se necessario, ricollocato nella giusta sede;
  • precedenti incidenti che potrebbero implicare la presenza di schegge o parti in metallo all’interno del proprio corpo;
  • svolgimento di lavori o mansioni che potrebbero implicare schegge di metallo nel proprio corpo (nel caso di fabbri, meccanici, tornitori ecc.);
  • presenza di dispositivi come protesi dentarie fisse o mobili, protesi auricolari, protesi ortopediche, protesi cardio-vascolari, valvole o cateteri cardiaci, neurostimolatori o pompe per la somministrazione di farmaci;
  • claustrofobia.

La comunicazione di ognuna di queste condizioni, infatti, non solo consentirà al radiologo di elaborare una corretta e veritiera anamnesi medica, ma gli permetterà anche di valutare se effettuare la risonanza magnetica così da non recare danno al paziente e, al tempo stesso, non rendere vana la sua esecuzione.

Come fare se la risonanza magnetica non può essere eseguita?

Ci sono però altre condizioni particolari che non consentono in alcun modo di effettuare la risonanza magnetica e si verificano nel momento in cui il paziente sia dotato di un pace maker oppure di defibrillatori interni che potrebbero smettere di funzionare durante l’esame, di dispositivi per stimolare l’accrescimento del tessuto osseo oppure di protesi oculari magnetiche. Inoltre, anche nel caso in cui siano presenti schegge di ferro o clips vascolari non è sempre possibile effettuare l’esame radiologico.

Per le donne, inoltre, laddove sia in corso una gravidanza o la paziente si trovi nel periodo dell’allattamento, si procede diversamente: nel primo caso, infatti, il radiologo può sconsigliare di effettuare questo esame durante tutta la durata della gestazione ma, in particolare, durante il primo trimestre, a meno che non ci sia il sospetto di patologie gravi che possano addirittura mettere a rischio la vita della donna (encefaliti, tumori ecc.); invece, se la paziente allatta, il consiglio è certamente quello di raccogliere e conservare il latte necessario prima della risonanza magnetica così da non dover attaccare il bambino al seno almeno per le prossime 24 ore successive all’indagine (specialmente con l’iniezione del liquido di contrasto, infatti, c’è la possibilità che una parte di questo passi appunto nel latte).

Solo in rare occasioni, come nel caso in cui ci fosse, come già accennato, il sospetto di una condizione grave del paziente, il radiologo potrebbe valutare di eseguire comunque la risonanza magnetica oppure, laddove questo non fosse proprio possibile, di fare ricorso a un altro esame come la tomografia assiale computerizzata (più conosciuta con l’acronimo TAC, si differenzia dalla risonanza perché sfrutta la potenza dei raggi X e non le onde a radiofrequenza), utile però soltanto in alcune circostanze.

Un’altra situazione in cui si potrebbe comunque valutare di procedere, nonostante eventuali rischi, potrebbe presentarsi di fronte, per esempio, a un paziente dotato di una protesi ortopedica e con la necessità di effettuare un’indagine riguardante capo o busto: in questo caso, il radiologo infatti avrebbe comunque la facoltà di optare per l’esecuzione della risonanza magnetica, durante la quale però l’esaminato verrebbe dotato di un campanello da suonare in caso di disturbi causati dal macchinario o dall’esame in sé.

Come comportarsi se il paziente può fare la risonanza magnetica ma non può ricevere il liquido di contrasto?

Il gadolinio, più comunemente conosciuto come liquido di contrasto, non è sempre richiesto durante l’esecuzione di una risonanza magnetica, tuttavia ci sono dei casi in cui è necessario che venga iniettato al paziente. Come qualunque altra sostanza, però, non è detto che sia sempre innocuo, infatti, specialmente in soggetti fortemente allergici, questo può essere vivamente sconsigliato per evitare di incorrere in rischi importanti come shock anafilattico, edema della glottide o asma grave.

Questo può accadere sia a persone che hanno già avuto reazioni indesiderate con il liquido di contrasto sia a persone che manifestano disturbi allergici acuti come orticaria generalizzata, angioedema o asma. Ognuna di queste condizioni deve naturalmente essere presa in considerazione ed essere attentamente valutata dal medico neurologo prima dell’esecuzione dell’esame radiologico.

Se il paziente, invece, ha precedentemente avuto reazioni allergiche moderate dopo la somministrazione del liquido di contrasto o, più generalmente, manifesta reazioni non gravi come rinite allergica oppure orticaria non trattate con antistaminici, cortisonici o altri spray nasali, è bene che segua una terapia capace di limitare l’insorgenza di eventuali reazioni allergiche prima di effettuare l’esame e solo nel caso in cui risultasse necessario procedere con l’iniezione di gadolinio.

Ulteriormente diverse sono, infine, le indicazioni da seguire di fronte a un soggetto che non ha mai sviluppato alcun tipo di reazione allergica con il liquido di contrasto o che ha avuto precedenti reazioni ma solo con altri tipi di medicinali in quanto si potrebbe procedere con la risonanza magnetica, con tanto di iniezione, perché non esisterebbero controindicazioni di alcun genere.

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