La claustrofobia: un vecchio problema per la risonanza magnetica

Risonanza magnetica aperta

La claustrofobia è una fra le paure irrazionali più diffuse nel mondo; tutti coloro che convivono con questa fobia sanno perfettamente come funziona e cosa comporta, gli altri potrebbero avere delle conoscenze vaghe a riguardo. Una persona claustrofobica è altamente soggetta a crisi o attacchi di panico a causa di luoghi ristretti. Certo, potrebbe essere complicato definire cosa si intenda con tale terminologia, poiché il concetto di “stretto” può dipendere da persona a persona. Le persone con questa fobia, a maggior ragione, potrebbero percepire limitante una stanza che tutti gli altri reputerebbero assolutamente spaziosa e questo varia in base alla gravità di tale paura. Sicuramente rientrano nell’insieme gli ascensori, le grotte, stanze piccole e senza finestre e via dicendo. Tutti luoghi dove potrebbe nascere la sensazione di essere intrappolati e di non poter fuggire all’aperto con facilità.

Apparentemente potrebbe sembrare una fobia con la quale convivere facilmente, del resto non è così frequente ritrovarsi chiusi in un luogo molto piccolo; esistono ascensori molto spaziosi e trasparenti (oppure in ogni caso si possono usare le scale) mentre le stanze di una casa sono quasi sempre più grandi di 25 metri quadri; c’è un caso particolare, tuttavia, che impedisce alle persone claustrofobiche di poter effettuare delle visite mediche mirate: la risonanza magnetica.

Come funziona la RM

La risonanza magnetica, spesso abbreviata in RM in ambito medico o RMN (Risonanza Magnetica Nucleare) in altre applicazioni, consiste nell’uso di un potentissimo elettromagnete per scrutare i tessuti e gli organi interni di un soggetto. Il suo funzionamento è estremamente avanzato e complesso. La componente principale del macchinario è, appunto, una gigante e potente calamita controllabile elettricamente la quale è in grado di produrre un altrettanto forte campo magnetico; quest’ultimo ha la capacità di influenzare il momento magnetico dei nuclei atomici presenti nel corpo.

Termini abbastanza complicati, tuttavia è possibile comprendere il suo funzionamento con delle analogie. Il corpo umano è composto per il 70% da acqua, la quale contiene atomi di idrogeno. Nel loro nucleo è presente una carica positiva chiamata protone ed è in costante rotazione in base ai campi magnetici esterni; l’elettrone associato (carica negativa) è decisamente più piccolo e non influente nel momento magnetico del nucleo. Si pensi alla terra e alla luna, entrambe ruotano attorno al sole secondo la sua forza di gravità e il piccolo satellite non è in grado di influenzare la rotazione terrestre.

Applicando un forte campo magnetico esterno, è possibile allineare il momento magnetico degli atomi verso un’unica direzione; sarebbe come aprire un numero spropositato di bussole nello stesso punto e tutte si allineerebbero con la fonte principale di magnetismo, il nord terrestre. Attraverso questa tecnica, nel momento in cui l’enorme calamita cessa l’impulso magnetico a radiofrequenza, i nuclei interni all’atomo di idrogeno tornano ad allinearsi secondo fonti esterne di magnetismo, rilasciando energia sottoforma di fiochi segnali magnetici, rilevati da vari sensori posti internamente al macchinario. Ascoltando a lungo questi segnali, il dispositivo è in grado di ricostruire un’immagine assolutamente affidabile dei tessuti ed organi interni del soggetto sottoposto a diagnosi.

I soggetti claustrofobici e la RM

Un piccolo dettaglio omesso nel paragrafo precedente è determinante per la riuscita del processo; un soggetto analizzato, infatti, deve rimanere all’interno di un cilindro (più precisamente un toroide) completamente chiuso, con un’apertura solamente sopra la testa e alla punta dei piedi. Esso contiene l’enorme elettromagnete utile alla diagnosi e i ricevitori di segnale per captare lo spin dei nuclei d’idrogeno. Il soggetto deve rimanere assolutamente immobile durante tutta l’operazione, che può durare fino a 45 minuti. Un luogo chiuso, stretto, non molto illuminato che produce rumori poco promettenti è esattamente il posto peggiore per un soggetto claustrofobico.

La risonanza magnetica è uno strumento molto potente e consente di effettuare diagnosi con assoluta accuratezza e in modo non invasivo, considerando che si usano onde elettromagnetiche piuttosto che raggi gamma nel caso di una comune radiografia. Il fatto di essere un macchinario chiuso consente di ottenere immagini molto dettagliate, ad alta risoluzione e, soprattutto, nitide; le onde elettromagnetiche prodotte dai nuclei atomici, infatti, sono estremamente deboli e devono essere percepite con precisone da particolari antenne sensibili per essere poi interpretati da un processore digitale d’immagine.

La RM aperta

Proprio l’evoluzione dei processori d’immagine e degli algoritmi software per l’analisi dei dati e la ricostruzione delle figure ha permesso di sviluppare una soluzione anche per coloro che non si potrebbero permettere una RM. Un macchinario dove non si è più inseriti all’interno di un tunnel insomma, così da non ritrovarsi in una situazione di soffocamento a causa della claustrofobia ma che restituisce immagini altrettanto dettagliate quanto quelle di una risonanza magnetica standard. Si chiama Open MRI, ossia risonanza magnetica aperta e consiste in un macchinario che dispone di un lettino sul quale stendersi con due piastre; una è posizionata al di sotto del lettino e una sopra il paziente. In questo modo non si viene letteralmente “infilati” in un tubo ma si ha la possibilità di scrutare la stanza e di sentirsi assolutamente liberi.

La riuscita dell’esame diagnostico, tuttavia, sarebbe impossibile se non fosse stato per l’evoluzione tecnologica. Come accennato precedentemente, infatti, è possibile ottenere immagini altamente affidabili proprio grazie ai miglioramenti apportati all’hardware e al software atti all’elaborazione d’immagine, interpretando i segnali e distinguendoli dal rumore di fondo quanto basta per ottenere un documento comprensibile. È altresì vero che rimane un esame che può incutere timore a causa dei suoni prodotti e dell’enorme magnete posizionato al di sopra del soggetto; si può intervenire con dei calmanti prima della RM, oppure è possibile sfruttare un ventilatore per spingere aria alla persona stesa o ancora mantenere un contatto verbale durante l’analisi; ciò che davvero conta, ad ogni modo, è l’inclusività delle operazioni diagnostiche sfruttando la RM e andando a coprire anche una vasta fetta di persone che altrimenti non potrebbero godere di adeguati interventi a causa della loro fobia.

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